
Capitello a sinistra del portico: particolare di vacca accovacciata
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Sull’origine
etimologica del
toponimo Saccargia, ci sono state tramandate varie ipotesi. La leggenda
racconta di una vacca pezzata che ogni giorno veniva da un lontano pascolo
per offrire il proprio latte ai frati di un convento e soleva
inginocchiarsi sul dorso, in atteggiamento di preghiera, proprio nel luogo
in cui ora sorge la chiesa. Da qui "vacca vargia" (vacca dal
pelo maculato), dal dialetto "sa baccarza", poi "sa ‘accarza",
quindi Saccargia. Peraltro in un capitello del portico antistante il
prospetto appare scolpita proprio l’immagine di una vacca. |
| "Secondo lo
Spano l’origine era dovuta al vocabolo fenicio "sachar" che
significa "luogo chiuso", infatti la fertile vallata è chiusa
da ogni parte da un tavolato di rocce vulcaniche". Altri affermano che
deriverebbe da "sa acarza", ossia "vaccheria" o luogo
delle vacche, tenendo conto della natura del sito, ricco di ottimi terreni
per allevare bestiame, riparata com’era da un anfiteatro naturale
basaltico. Nel cosiddetto Condaghe de s’abadia de Sa Santissima
Trinidade de Saccargia… un documento in sardo logudorese nato da un
apografo seicentesco che fu pubblicato in due edizioni a Cagliari e a
Sassari nel 1660, si parla di data di ampliamento della Basilica della
S.S. Trinità di Saccargia. La chiesa infatti non fu eretta ex novo, ma
sulle rovine di un modesto monastero preesistente nell’anno 1116 come
descritto dal Tola nel suo Codex Diplomaticus Sardiniae. Secondo il
Libellus Judicum Turritanorum, in quel tempo nel Giudicato del
Logudoro governavano Costantino I di Torres, figlio di Mariano e la sua consorte
Marcusa di Gunale, discendente degli Arborea. Entrambi conducevano una
vita giusta e da buoni religiosi onoravano la chiesa. Erano però afflitti da un
triste destino, i loro figli morivano in tenera età. Decisero perciò,
desiderosi di avere un erede, di recarsi a Porto Torres dai
tre gloriosi Martiri Turritani - Gavino, Proto e Gianuario - in
pellegrinaggio votivo, per pregare il Signore affinché concedesse loro la
grazia. Durante il viaggio da Ardara a Porto Torres si fermarono e
chiesero asilo ai buoni frati camaldolesi,dunque passarono la notte nell’
"iscia" di Saccargia; (iscia= termine dialettale che indica un
appezzamento di terreno fertile e umido adatto per l’allevamento del
bestiame).Per volontà della Vergine, in sogno a Marcusa, sarebbe
stata loro promessa la grazia di avere un figlio in cambio della
costruzione in quel luogo, di una chiesa in onore e gloria della S.S.
Trinità e di un monastero per l’ordine camaldolese. I due coniugi
desiderosi di compiacere la Vergine ne affidarono immediatamente la
costruzione ai valorosi maestri pisani "mastros pisanos" e
diedero ai monaci i mezzi per l’ampliamento del monastero nonché la
fertile vallata; presto dotata di una efficace rete di canali per l’irrigazione.
Nell’anno 1117 secondo il Vico, il giudice e sua moglie vollero
consacrare la chiesa sotto il pontificato di Papa Pasquale II che per l’occasione
comandò che partecipassero arcivescovi e vescovi, preti, canonici,
priori, abati e religiosi, promettendo speciali indulgenze a coloro che si
recavano a visitare la chiesa. Il giudice Costantino e la moglie Marcusa
furono allietati dalla nascita di un figlio che chiamarono Gonario, il
quale governò nel regno di Torres dopo la morte del padre nel 1127. Dal
palazzo di Torres, la salma fu trasportata da Itoccor Gambella suo primo
consigliere, assieme ai vescovi della provincia turritana e ai Liberi del
Logudoro, con tutti gli onori, prima alla corte di Curcas poi a Saccargia
dove fu tumulata davanti all’altare maggiore sotto lo scranno. Marcusa,
rimasta vedova, decise di imbarcarsi per raggiungere Messina dove, fondò
un ospedale intitolato a S. Giovanni di oltremare, morendo in pace. La
chiesa divenne una delle badie più celebri dei monaci camaldolesi, ed
ebbe sempre una posizione
preminente essendo i suoi abati i più insigni dell’ordine in Sardegna.
All'inizio del XV secolo, il governo d’Aragona
allontanò i camaldolesi divenuti indegni per aver perseguito fini
terreni e l’abadia fu affidata alla conduzione di un abate
commendatario. Dal 1820 l’Arcivescovo
Turritano fu dotato del titolo di priore della basilica e all’università
di Sassari vennero attribuiti i suoi redditi. Dal 1957 la chiesa è sotto la
custodia della
parrocchia di Codrongianos. |